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 BETWEEN 2006 - 2008

 



Vain Enough Rope Music Buy Mail 2011 Nel 1989 avevo 19 anni, una maturità alle spalle e una facoltà di economia davanti con l’unica prospettiva di dare un esame e posticipare “il militare”. Avevo capelli, fisico asciutto e, a pensarci ora, una “indole gay” decisamente più accentuata, tale da farmi innamorare a prima vista di quel rosso accapigliato a piedi scalzi che appariva sulla copertina di No Respect. Oggi, alla soglia dei 42, mi ritrovo con un nuovo disco dei Vain in mano che (miracolo o ipocrisia?) suona esattamente alla stessa maniera. Avete presente “Beat The Bullet”, “Who's Watching You”, “Smoke and Shadows” e “Without You”? Beh, qui troverete “Triple X”, “Stray Kitten Burns” (che davvero non avrebbe sfigurato su NR), “Cindy” e la ballata “Treasure Girl”. Sono passati gli anni anche per Davy, ma ogni volta che ascolto la sua voce ricordo il perché i Vain di San Francisco siano la mia top sleaze/glam band di tutti i tempi. Esagerato? Su NoRespect.it mi pare il minimo AC

 

P.i.L. + The Horrors live

Azzano Decimo (PN)

www.fieradellamusica.it

 

 

Il problema è la tecnologia. La calcolatrice, il tacs, il telecomando. Ecco gli strumenti del demonio che hanno ucciso il rock. Lapiderei chi sproloquia affermazioni del tipo "il rock del diavolo". Il diavolo odia il rock, segnatevelo. Anche una volta i fans partivano in direzione concerti ... con quali calcoli? Quale telefono? Quali informazioni? Solo sentimenti. Oggi invece potrei (non solo io, c'è gente defunta là fuori che lo ha già fatto) raccontarvi di aver visto persino i P.i.L. in concerto. Sono passati mesi, tanto c’è voluto per convincermi che è successo. Parto in direzione “evento” con le mie solite zero aspettative, che volete farci, oggi sono tutti cadaveri, quelli di un tempo almeno. Ma è sempre pronta la scusa del "ci sanno fare", "si vede che han cavalcato gli anni dorati", "vengono da un'altra generazione" etc. naturalmente per giustificare spettacoli al più gradevoli. L'anno scorso gli Stooges mica mi esaltarono, figata avere Iggy in giardino, ovvio, ma ho ancora abbastanza capelli da non temere furibonde pettinate sonore ed in quella serata, a conti fatti, i capelli mi sono pure cresciuti. "Never Mind The Bollocks" è il disco colossale, lo scrivo subito  così da dimenticarmene e non ripetermi. Ma forse forse proprio il disco più colossale di tutti in relazione a quello che piace a me (e che dovrebbe piacere anche a tutti voi, non fosse che dopo non vi sarebbe più nulla di cui discutere, continuate quindi pure ad ascoltare e svelarmi le robacce che sentite, su tante negli anni qualche cosa ho anche salvato. Grazie quindi, nonostante tutto). Non andrei peraltro mai  a vedere i Pistols sottocasa (magari anche sì all'ultimo momento, nelle intenzioni comunque no). Ho visto un dvd di qualche anno fa, roba super, ma appunto perchè è un dvd. Gli organizzatori non hanno neppure scritto "P.i.L., feat. Johnny Rotten, la voce dei Sex Pistols", io l'avrei scritto, che mi frega, fossi un organizzatore che organizza i P.i.L. mica sarei così masochista. Invece no, ad Azzano X credono ancora al popolo rock. Tutti sanno chi sono i P.i.L., tutti verranno, a tutti piaceranno. Sarà un successo senza precedenti, nessun problema, ottimo. Non pioverà, clima ideale. Si scrive la storia e l'indomani avanti come niente fosse. Una fiducia nel prossimo da pazzi scatenati. Respect. Prima han suonato i The Horrors. Bravi … cioè, un attimo: paiono una boy band. Per tutto il concerto ho la copertina del primo cd in tasca, la guardo due volte, poi anche una terza, la copertina del primo cd RIPETO, li confronto uno ad uno. Paiono loro (tre su cinque almeno). Ho stentato tutto il concerto, me li aspettavo TUTTA UN'ALTRA COSA. Fatevi raccontare qualcosa da quelli a cui sono piaciuti, a me sono scivolati addosso. Con l'aggravante che ora ho un cd (il primo, non si fosse capito) di una band che non esiste più. Tutta la fiducia ricade sui P.i.L. a questo punto. Apposto. Ci si può fidare di uno come John Lydon? Boh. Il vecchio Rotten non c'è più, ma Lydon si è presentato comunque con una band vera, suonando per davvero, proponendosi da borghesotto. Il chitarrista suona un banjo ed una chitarra che si è fatto fare ed ha solo lui, basso e batteria viaggiano all'unisono che non si scherza nemmeno un po'. Sono anche vestiti benino (Lydon no, veste una tovaglia con cravatta, ma è da anni che si interessa più alla tavola che alla musica e non vuole farsi trovare mai impreparato evidentemente) si vede che sta gente vive in una città alla moda. Luci efficaci che si stagliano sul logo della band montato alle spalle possono bastare a parlare di concertone? Si direbbe di sì. Mi sono divertito un sacco, è stato un live trascinante, uscirò sazio, Lydon ha imparato a cucinare bene, nonostante sia inglese. I P.i.L. fanno musica per la mente che si scioglie lungo il corpo. Si divertono on-stage, spaccano per davvero. Qualche tempo fa è pure apparsa una notizia secondo cui la casa inglese di Lydon sarebbe andata a fuoco poche ore prima dell'inizio dello show, motivo per cui lui sarebbe stato ombroso nonostante le telefonate rassicuranti  alla moglie sin pochi secondi prima dell'inizio dello show. Voglio crederci tanto da decantare questo Lydon come un professionista vero. 

Oh caspita  ... giusto! Vuoi vedere che Voi alla parola tecnologia (andate su, alla prima riga) stavate subito pensando almeno a diavolerie come internet, ipod, iphon per capelli, facecock, cinema tre.a.d. vabbè ... se avete trovato questa “cartella” particolarmente disinteressante  datemi una seconda chance, sostituite gli strumenti dell'umanizzazione che ho scritto in cima con questi nuovi che ho appena citato e la sequenzialità dovrebbe essere al passo e comunque ripristinata senza particolari inceppamenti.  God Bless The Lydon-Queen. (WB) 




REZOPHONIC – Nell’acqua

(Autoproduzione, 2011)

 

www.rezophonic.com

www.marioriso.com

 

Avreste mai scommesso che i Rezophonic si sarebbero ripetuti qualitativamente alla seconda uscita ufficiale su disco? Nutrivo modeste aspettative non per  demeriti dei musicisti (figuriamoci), ma perché temevo venisse meno la freschezza del progetto una volta superato l’entusiasmo del debut. L’aver inoltre assistito negli anni ad alcuni loro concerti poco esaltanti (l’improvvisazione on-stage connaturata al progetto non sempre ha giovato) non deponeva a loro favore. Sbagliato tutto, Mario Riso si è preso il tempo necessario (si parla di anni) per presentare al mercato un signor  cd, anche stavolta coaudiovato da alcuni tra i più interessanti (e comunque già in vista) musicisti rock dell’area milanese e non solo.  Piacciono tutte le tracce, con citazioni per l’estro ed il carisma di Caparezza (“Nell’acqua), per i formidabili Movida (attenzione che la loro “Sono un acrobata” si assesta  molto in alto nella scala del rock italiano), per gli “stagionati” rockers Enrico Ruggeri e Pino Scotto che si dividono quella “Predatori nella notte” già apparsa nel Progetto Sinergia decenni fa ed oggi come allora pilotata dalla chitarra crepuscolare di Luigi Schiavone. A colpire nel centro sono però anche il minimalismo elettronico di “Regina Veleno” (con Eva Poles alla voce, già nei Prozac+) e le altre tracce, tra rock tunes e dj-scratches, melodie heavy ed cantilene hip hop in un frullatore che ha il pregio di non risultare mai ripetitivo. Mi sarebbe facile concludere con un “ne vorrei già ancora”, ma in tempi di magrissima per la discografia l’unica reale salvezza (per tutti, badate bene) può solo essere l’immissione sul mercato di pochi prodotti, ma di qualità esportabile. Questo lo è senza dubbio, come certifica quella “Survive” affidata alle voci di Holly (The Fire) e Cristina Scabbia (tra gli altri): un pezzo in tutta oggettività CAPOLAVORO dei tempi moderni. Dovrei a questo punto dilungarmi a decantare le maiuscole performances di Max Zanotti e dei (tanti) altri, preferisco invece porgere sinceri complimenti a tutti. Indistintamente.(WB)   




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