ESP

13/02/2009

New Age Rock Club , Roncade (TV)


www.eric-singer.com

Eric Singer (Kiss, Lita Ford, Badlands, Black Sabbath e chissà quanti ne dimentico), Bruce Kulick (Kiss), John Corabi (The Scream, Motley Crue, Union, Ratt) e Chuck Garric (Alice Cooper), questi sono gli ESP.
Si sapeva che avrebbero dato spazio un po’ a tutte le esperienze musicali maturate dai singoli in anni di militanza tra i big del rock americano che conta. Io non aspettavo altri che John Corabi, tra le voci che in assoluto preferisco, capace di marchiare a fuoco persino un cd di dinosauri immobili a se stessi quali sono i Motley Crue.
Ma veniamo alla serata.
Aprono i Rain di cui seguo gli ultimi pezzi (sempre di chiaro stampo britannico) non è la prima volta che li vedo e stasera mi paiono in discreta forma. Suonano anche una Back In Black di cui francamente non ne posso più, ma il pubblico pare gradire. A fine concerto raccolgo un po’ di impressioni sparse: tirando le somme ahimè non è che abbiano proprio fatto breccia. Aspetto quindi la prossima occasione per sentirli dall’inizio alla fine e dare un giudizio completo.
Doveva quindi salire sul palco Steve Saluto, abile ma sottovalutato chitarrista locale, già nei Rebel Toys ed autore di un paio di cd molto interessanti. Di lui non c’è stata traccia, peccato.
E’ la volta degli ESP ed il pubblico a spanne direi che supera abbondantemente i 150 spettatori. Tanti o pochi giudicatelo voi, ciò che ho visto io è una ottima band on stage che tributa se stessa, non altri come da più parti s’è detto. Il repertorio spazia dai Kiss di Unholy e Domino (cantate da un roccioso Chuck Garric, in pieno stile Henry Rollins) a quelli di I love It Loud, Black Diamond (cantata da Eric Singer) e War Machine.
Il drummer calamita gli occhi di tutti su di sé, almeno nella fase iniziale, prima di lasciare il palco a John Corabi che da eterno sconfitto si ritaglia passo passo il proprio spazio, fino al siparietto solista per riproporre i suoi The Scream.
E’ quindi il turno di Power To The People che anticipa una spettacolare Master And Slaves da Carnival Of Souls (Kiss, 1996), l’album che abbiamo ascoltato in tre di numero tra il pubblico. Maledizione a me che ho esaurito la batteria della digitale e non ho ripreso Corabi nella migliore interpretazione della serata, performance che fa impallidire la versione originale cantata da Paul Stanley.
Meraviglioso, giuro, ad ennesima dimostrazione del fatto che per cantare certe cose bisogna sentirle dentro, mentre il vendersi al mercato della moda non può che produrre idiozie.
Post-concerto in coda alla consueta carovana in attesa di autografi e foto. Molti si sono lamentati del fatto che per avere una firma fosse obbligatorio acquistare del merchandising, personalmente la cosa non mi ha dato nessun fastidio, anzi la considero come un interessante deterrente ad attese infinite: io già così ho atteso più di mezz’ora, non ci fosse stata la scrematura della sicurezza probabilmente sarei ancora in fila!
Suvvia! C’erano cartoline e gadgets anche da 5 euro! Io mi sono meritato autografi a volontà e due foto (pessime entrambe) con Corabi.
Yauuhh!

 WB