
Sono già trascorsi troppi anni, era il 1996 ed i La Rox avevano appena dato alle stampe “Help me out”. Ricevetti il cd + poster partecipando ad un concorso indetto dal defunto Metal Shock: è\' rimasta a tutt\'oggi una delle due occasioni in cui ho vinto qualcosa. Scoprii Mauro “Morris” Lentola così. All’epoca stava già combattendo la sua battaglia, non potevo saperlo anche se avevo notato la sua assenza nella foto del poster (che la cosa fosse collegata alla malattia non mi è dato saperlo ed è di scarso interesse, ma fu questo particolare a farmi fissare il suo nome da subito, prima ancora di ascoltare una sola nota). Come spesso accade nel girotondo del rock il perdersi di vista è più comune dell’incontrarsi capita però quasi sempre di ritrovarsi, almeno una volta ancora, prima o poi. Io lo ritrovo tardi, fuori tempo massimo, in occasione dei suoi quarant’anni. Mauro non c’è più, il 29 marzo 2001 la vita se l’è portato via. “Let my heart go” raccoglie alcune canzoni scritte o eseguite dal chitarrista padovano ed accuratamente selezionate dal fratello Fabio, l’unico in grado di tributargli questo omaggio. Non ha senso commentare una ad una le ventiquattro tracce incluse. Alcune le conoscevo pure, ma riscoprirle in versioni diverse mi rende il più felice ascoltatore possibile tanto che la mia carrellata diverrebbe una sterile produzione di elogi. Ho ritrovato tra le altre le canzoni dei Miss-Tery, nei quali una giovanissima Francesca Chiara con Mauro forse sognava l’ America, una versione dell’epica \"Knight of Glory\" dei Midas Touch (apparsa anche nella compilation in LP “Legnarock”) e ancora una strepitosa \"Wizard of love\" che altro non può che farmi scendere una cascata di lacrime. Mauro Lentola era prima di tutto un chitarrista versatile (ricordo quindi anche le partecipazioni al cd prog dei Dafne, al disco di rock italiano di Roberto Stoppa ed al terzo lavoro inedito degli hard rockers SURE) ed è quindi nelle tracce strumentali che possono e devono uscirne l’animo e le qualità. Ascoltando i due cd di cui si compone l’elegante digipack a cui è abbinato persino un pletto autografo si percepisce tanto di quel talento, di quella passione, di quella voglia di fare, di quella freschezza unite ad indubbie capacità tecniche che non posso che rimanere inerme ed incapace di far qualsiasi cosa che non sia il riporre, al termine dell’ascolto, i cd nella custodia e convincermi una volta in più, ancora una volta in più, che l’ipotetico asse Padova – Trieste sia rimasto la più grande miniera italiana (ma non solo) di promesse del rock. Un grazie doveroso a Giulio e Fabio Lentola per aver dato luce imperitura a quella speranza a cui il loro caro è sempre stato attaccato. Io non ho avuto il privilegio di ascoltarlo in vita, ciononostante sono convinto che il suo amplificatore non abbia mai suonato così forte come in questo preciso momento, sulle note di chiusura di una esuberante \"Let my heart go\". (Walter Bastianel)
WB