
Ci sono voluti tre anni di lavoro per mettere assieme tutti i tasselli desiderati, studiati e raccolti da Alex Falcone, tastierista triestino da oltre venti anni attivo tra le (splendenti) ombre della scena underground, prima nei Wind, poi negli Heaven’s Touch, quindi negli Holy Grail senza contare le cover bands, su tutte gli Sweet Lorraine, dediti al repertorio Uriah Heep. L’iniziale Heat appartiene al repertorio Holy Grail e chiarisce la tipologia del disco in questione, stilisticamente collocabile tra House Of Lords e Uriah Heep appunto. James Christian valorizza Guns in the Holsters , Kee Marchello collabora a tutto tondo in Sail Away e rilascia un prezioso assolo d’altri tempi. L’intento mai nascosto di Alex è però quello di ricreare le emozioni del progetto Phenomena di Mel Galley ed allora ecco Doogie White in Racing with the spirits per far sì che la rincorsa al sogno si percorra ai livelli sperati. Grande pezzo, rainbowiano nelle movenze, ma esaltante all’altezza del coro e degli stacchi strumentali. Ancora J. Christian in Ridin on e Why, altra epica cavalcata dai risvolti drammatici al momento del coro, prima dell’assolo di James Thompson al sax. Altra passione del tastierista sono i Goblin, omaggiati nella seconda parte di Emerald, dove appare anche un noto soprano (qui Aivlis per questioni contrattuali) ad intonare le voci del’aldilà . Ancora Doogie White a valorizzare Angel Blue, marziale nell’incedere. E’ il turno di Screaming for you, ripescata dal repertorio Heaven’s Touch e qui riarrangiata e rallentata, interpretata dagli originali Luca Gasparini alla voce e Marco Liziero alle chitarre. Al basso appare pure Alessandro Lotta, già nei primi (e migliori, non mi voglia male nessuno) Rhapsody. Alexander Graham Bell è la cover degli Sweet (incredibile! uno che ignora Fox on The run e scopre che gli Sweet hanno fatto anche altro!) perfetta per valorizzare i tasti d’avorio e la voce di Alex, chiaramente innamorato del pezzo. Chiude Aphasia, strumentale in cui molte delle influenze menzionate riemergono e con essa giungiamo all’ultima pagina dell’esaustivo booklet. Termina l’ascolto, ma intendo ricominciare subito daccapo, c’è ancora molto da investigare tra le righe del pentagramma. Un lavoro che svela una scrittura notevole e mutevole, ma snella, che ha il merito di scoprire le qualità di un musicista troppo a lungo ignorato dai circuiti di informazione (quantomeno nazionali).
WB 

