A tre mesi dall’uscita di “Merci Cucù” abbiamo fatto qualche domanda agli El-Ghor, band campana di talento che si sta affermando in modo concreto nell’ambito alternativo italiano. Sentiamo cosa ci ha detto Luigi Cozzolino (voce e chitarra) circa il gruppo e il nuovo album.


(NR) Ciao ragazzi e benvenuti nel nostro spazio indie! Per cominciare volevo partire dalle origini...so che vi siete uniti a fine 2003..come vi siete conosciuti e com\'è nata l\'idea del gruppo? Avevate già in mente il genere musicale da sviluppare o si è definito col tempo?

Ciao e grazie a te per l’interesse.
Io e Francesco avevamo avuto già esperienze con altre due band, prima di definire questa formazione.
Ilaria aveva suonato precedentemente con noi, sostituendo in qualche sporadica occasione l’allora bassista.
Nell’ Ottobre di quello stesso anno, dopo aver smesso di suonare per qualche mese, ci siamo ritrovati con un\'unica necessità, voglia e desiderio. Dopo poco tempo è arrivato Luca a chiudere il quartetto.
Non avevamo assolutamente idea dei nostri limiti e delle nostre capacità, volevamo solo crescere, raggiungere una stabilità musicale e creare una musica che potesse rappresentare ogni singolo elemento ed inevitabilmente l’intera band. Dal Punk di Luca al Jazz di Francesco, dalla classica contemporanea di Ilaria al mio Folk Avanguardistico.
Crediamo di esserci riusciti con Merci Cucù.


(NR) Questa domanda ve la chiederanno spesso ma mi preme farvela...da cosa è nata l\'idea di cantare in francese (che per me è azzeccatissima) ?

Credo sia la domanda più frequente , ma va benissimo così. E’ giusto spiegare ciò che rappresenta uno degli elementi caratterizzanti della band.
Questa particolare scelta della lingua francese, nasce ancor prima dell’avventura El-Ghor.
Iniziai a comporre dei brani utilizzando quel tipo di fonetica, prima con parole parzialmente inventate - vedi Sans-Logique, brano presente in “Dada Danzè“ - per poi passare definitivamente al francese.
Dopo alcuni episodi presenti nel primo album, cantato prevalentemente in italiano, nel nuovo, “Merci Cucù”, ci sentivamo pronti per affrontare questo cambiamento radicale.
Ci sembra stilisticamente la soluzione più adatta, inoltre in questo momento ci riesce più facile scrivere così.
In ogni caso questa scelta non è mai stata dettata dall’esigenza primaria di distinguersi dal marasma indie, come alcuni giornalisti hanno sostenuto, ma semplicemente riteniamo che rappresenti il sigillo di una ricerca non solo musicale.
Siamo consapevoli che questo eclettismo non è propriamente italiano.


(NR) “Dada Danzè” è stato il vostro disco d\'esordio accolto ottimamente dalla critica...vi aspettavate di cominciare così bene il vostro cammino?

Assolutamente no, siamo felici che il disco sia stato ben accettato dalla stampa e non solo.
Sicuramente un’ ottima partenza anche se un po’ prematura secondo noi.
Ma la gioia di aver fatto bene, resta.


(NR) Sempre legato al successo del primo disco avete cominciato a farvi notare ad un pubblico sempre più vasto...la notorietà crescente vi piace o preferite tenere il vostro piccolo mondo in uno scrigno? Per farvi un esempio i vostri colleghi Verdena dicono \"Noi facciamo musica per il gusto di farlo...se alla gente piace ok sennò cambiamo mestiere\"..siete in linea con il concetto espresso in questa frase?

Condivido questo concetto anche se parzialmente.
La nostra esigenza è quella di suonare e lo è stata fin dal primo momento , non immaginavamo di riuscire ad avere un contratto a meno di due anni dalla formazione, non lo avevamo nemmeno cercato e ci sentiamo fortunati per questo. Lo scopo, adesso, è quello di continuare ad utilizzare questo strumento per comunicare, costruire un mondo alternativo per
noi e per chi si riconosce in determinate parole o suoni, per chi ha voglia di vivere determinate atmosfere.
Non posso pensare di cambiare mestiere in questo momento, visto che non lo è =).
In poche parole, siamo felici di vivere questo con e nella musica e siamo oltremodo felici che ci siano sempre più persone interessate al progetto.


(NR) Domanda che faccio spesso..da cosa sono state influenzate le sonorità che esprimete? Che musica gira di solito nel vostro lettore?

Questa è una domanda da fare ad ogni singolo componente, visto che abbiamo ascolti abbastanza differenti.
In ogni brano ognuno di noi trasferisce le proprie influenze, e credo sia questo un altro elemento caratterizzante della band. I miei ultimi ascolti sono decisamente lontani da ciò che realizzo con gli el-ghor.


(NR) Veniamo ora al nuovo lavoro che per me è una conferma del vostro talento...si dice che il secondo album è sempre il più difficile specialmente quando il primo è andato così bene...questa idea per la vostra creatività è stata un peso o non ci avete minimamente pensato?

Questo disco è stato pensato e costruito in una un anno è mezzo di tranquillità assoluta.
Non sentivamo per niente il peso del primo album, volevamo solo confermare a noi stessi la reale possibilità di spingerci oltre, artisticamente ed umanamente. Tutto ciò che è contenuto in “Merci Cucù” è la spontaneità assoluta, cosa che non siamo riusciti a tirare fuori, vista l’inesperienza, nel primo album.


(NR) Il vostro lavoro è ricercato e curato nelle sonorità..raccontatemi un po\' com\'è nato il disco....è stato un lavoro arduo o tutto sommato vi è venuto naturale?
Come dicevo prima, tutto è stato naturale, tutto spontaneo.
Parte dell’ album è nata in pochi mesi, dopo alcuni episodi come J\'Arrive à Voir e Mémoire Aide Moi, realizzati in precedenza. Ci siamo trovati in un periodo molto creativo e siamo riusciti a non tralasciare nulla, così in poco tempo sono arrivate Qu\'est-ce Que Vous Voulez?, Laisse Nous La Mer, Miss Marianne, dopo un po’ Monsieur Paul e via via le altre. Ovviamente, con il passare dei mesi, abbiamo cercato di ordinare sempre di più i brani realizzati in precedenza e quindi il lavoro di studio non si è fatto sentire più di tanto. L’esercizio migliore, è stato portare live molti di questi brani durante le date di “Dada Danzè”. Quella che si è fatta sentire di più, forse, è stata la responsabilità della produzione artistica.


(NR) La cosa che amo maggiormente del disco è il saper alternare melodie dolci (Mémoire Aide Moi) a suoni più movimentati e rock (J\'Arrive à Voir, Je Dors Debut)...in quale dei due aspetti vi identificate di più?
In entrambi tutto è frutto delle nostre esperienze e dei nostri gusti che hanno contribuito alla nascita dei brani.


(NR) Com\'è stato aver collaborato con artisti come Davide Arneodo, Franceso di Bella e Luca Fadda?
Molto bello, uno scambio intenso e molto stimolante, che ha consolidato l’amicizia e la stima già presente precedentemente. Davide si è rivelato un grande musicista, e prima ancora una grande persona . Il suo contributo è stato indispensabile sicuramente continueremo a collaborare vista l’amicizia che ci lega.
La stessa cosa vale anche per Luca e le sue magiche trombe, che non ha potuto condividere con noi lo studio, registrando direttamente a New York, dove vive attualmente.
Francesco invece, è di famiglia potremmo dire ci ha visti crescere ed era giunto il momento di trascinarlo in questa nostra avventura. A quelli appena citati, aggiungerei anche i musicisti che ci gravitano da sempre intorno: Massimo Rosa (clarinetto), Giovanni Bonifacio (violino) e Regina Ada Scarico (violoncello).


(NR) So che siete in tour da febbraio per promuovere il disco...quanto è importante per voi il momento live ed il contatto con il pubblico?
La dimensione live è quella che preferiamo e che ci rappresenta di più, la reputiamo molto formativa ma anche delirante è voluttuosa.
Il pubblico ha un ruolo fondamentale in tutto questo: è ciò che ti stimola e che deve essere stimolato ed è bella la complicità che si raggiunge in certi concerti.


(NR) Ora come ora state solo facendo promozione o c\'è già qualche nuova idea?
Ci sono delle idee, ma bisogna aspettare.
Siamo ancora freschi di parto! :D


(NR) Luigi grazie per la tua gentilezza e spontaneità. In bocca al lupo per il futuro!
Ringrazio e ringraziamo te per il tempo dedicatoci e per i complimenti

 GB