
Ecco un cd di cui mi è facile descriverne le caratteristiche, per due ragioni. La prima è che seguo i musicisti coinvolti nel progetto da molti anni, in secondo luogo perché di alcuni (pochi) cd sono sufficienti pochi secondi per convincersi di avere dinanzi un prodotto lontano dalla quotidianità. Andiamo con ordine. I Bad Sign altri non sono che i Dagh , band goriziana scioltasi un paio d’anni fa con all’attivo tre ottimi cd e di cui già scrissi in passato. Prima ancora Dario Trevisan (tastiere) e Luca Collavati (basso) avevano fatto parte dei Pat Heaven (con LP, CD e varie tapes all’attivo), tra i prime movers della scena hard rock tricolore. Veniamo all’oggi. I Dagh cantavano in italiano, scelta coraggiosa che, per quanto di eccelsa fattura, si è scontrata per anni con l’amorfismo del pubblico italiano prima dello scioglimento (sia chiaro, considero tuttora l’esperienza dei Dagh assolutamente significativa e a partita conclusa “troppo elegante” per un paese, l’Italia, troppo limitato musicalmente parlando … non me ne voglia nessuno, ma la realtà dei fatti è questa ed è inopinabile). Oggi i quattro quinti dei Dagh ci riprovano virando sulla lingua inglese e consegnando il microfono a Piero Pattay, giovane singer giuliano, già voce degli Stargazer di Arthur Falcone. Non è difficile riconoscere molte songs dei Dagh riarrangiate in lingua inglese, songs qui nuovamente degne di elogi nella nuova veste dal respiro internazionale. Tralasciando autocompiacenti elogi a queste ultime, Talking with the devil suona nerboruta e con un Pattay determinato ed evidentemente già ben consapevole delle proprie qualità. Forget this night e Burned Out trasudano un certo modo di respirare l’aria del nord Europa, specie la seconda (ma quanto sono melodiche e raffinate le parti di chitarra?). Cut it out è un class metal tutto d’un pezzo sempre accompagnato ed orchestrato dalle tastiere, sempre incisive né più né meno della sezione ritmica. L’armonia che permea Whispered in the wind è di qualità superiore, quella qualità che non si può imparare sui libri, ma è frutto di un amore smisurato per emozioni dirette che solo la musica può donare per poi trasmettere. Ancora grandi chitarre e arrangiamenti vocali in All your lies prima dello slow yankee Promise, non così distante da certi Blue Murder. La chiusura spetta a Crying in the rain dove fanno capolino Arthur Falcone alla chitarra e Max Turus (voce dei Dagh) in qualità di ospiti a suggellare un prodotto che senza timori di smentita già si assesta tra i maggiormente competitivi prodotti italiani di sempre. Io ve l’ho detto e mi fermo qui. Ora tocca a voi.
WB