Gynger Lynn

Gynger Lynn

Eonian Records  2009



Dei Gynger Lynn non avevo mai sentito parlare prima, poco male, al primo ascolto mi sono balzate alla mente tante di quelle bands cotonate che vorrei qui riuscire a citare tutte, se non altro per buttarmi alle spalle quindici anni di anzianità. Prima due note biografiche introduttive però: i Gynger Lynn vennero assemblati da Jim Stuppy attorno al 1989 ed al top della formazione potevano contare, oltre al citato bassista, sul trio formato da Will Hair, un chitarrista fulminante, dal batterista Frank Paul, che troverà onori nel prosieguo della carriera come apprezzato turnista, e sull’ogola altissima di Dean Pressley, prototipo di quello che io intendo per singer di genere. Leggendo tra le esaurienti note dell’edizione Eonian si viene così a conoscenza di un’altra band che avrebbe potuto farcela, vicina a contatti importanti, lì per lì pronta a rispondere alla chiamata della major di turno, ma rimasta col consueto pugno di sabbia in mano. Solo oggi i Gynger sono in grado di raccogliere quel po’ di nomea mai riscossa fuori dalla propria città e le note terminano specificando che i ragazzi sono tutt’ora legati da un rapporto di amicizia. Se la prima “Dirty” non mi dice granchè per quanto sia di stampo Ratt, da lì in poi ci si imbarca sui binari del glam americano meno corrotto. “Reason Why” incanta come sapevano fare gli Slaughter, la scattante “One and only” rimanda ai White Lion, 100% USA american glam Frontrunner-style in “My, My Lisa”, drammatica “Why is it over” e sparata alla Nitro in “On my way”. Se “Tell the world” la griderebbero anche gli Erotic Suicide in compagnia dei Tommy Gunn, la Stryper oriented “In my heart“ vede l’inserimento di sontuosi arrangiamenti orchestrali che accompagnano un bel solo di Will Hair. “Wanna be your lover” potrebbe essere dei Trouble Tribe e a questo punto vorrete sapere anche di “I love the lights” ? Detto-fatto, la suddetta ricorda i mitici Julliet del primo album! Ma non c’è respiro perchè arriva puntuale la fucilata alla Sateria meets Starry Eyes di “Arms around you”. Un po’ di relax finalmente in “Faces” e “Love”dove i nostri giocano a fare i Le Compt, presentando due tracce estratte da nastri dell’ultimo periodo e lievemente smagnetizzati, ma evidentemente irrecuperabili. Alla fine dei conti può questo dettaglio dare fastidio a qualcuno? No di certo, cassette dimenticate così le pretenderò sempre dal sottobosco americano.

 WB