Steel Flowers

12 Tales from the life of Mr. Someone

Primula Records  2009



Gli Steel Flowers sono una band dell’area milanese formatasi già nel 1999 su iniziativa del singer Riz. L’attuale formazione è stabile dal 2007 e vede Yano al basso, Alex e Gas alle chitarre, Kiry alla batteria ed Uzzo alle tastiere. Le basi da cui traggono linfa le canzoni di “12 Tales…” sono piuttosto evidenti e raccolte attorno al rock settantiano di bands quali Black Sabbath, Alice Cooper e Credence, passando attraverso la ripresa delle stesse sonorità perpetrata da bands dei Novanta quali Velvet Revolver, Nirvana fino ai Creed. Le note biografiche spiegano dettagliatamente la genesi di buona parte dell’album, nel quale si distinguono la caracollante “Night Queen”, la primordiale e sabbathiana “Summer Tale” e “When the future is now” che mi ha istantaneamente portato a Steve Sylvester. Caratterizzante e distintivo è il timbro di di Riz, una ruvida ugola rovinata da pastrocci a base di alcol e fumo. In “Antithesis of being” si fa un salto ancora più all’indietro con una chitarra a tutto volume e fare da contrappunto alle ardite soluzioni di Uzzo. “Sweet Fire Eyes” è da figli dei fiori (del male) riportata al periodo grunge, mentre “Cover Girl”, titolo bellissimo e risalente anch’essa ai primi periodi, è una malinconica filastrocca glitter sulla passione (e forse qualcosa di più) tra un lui e una lei apparentemente diversissimi. Segue “That bitchy witch”, molto più diretta e scarna (con un “lui” che ha poco tempo da perdere), per cercare di rimettere le cose (almeno sentimentalmente) alla pari. Chi è invece in debito con la band è il sottoscritto, avevo riposto “a pelle” poche aspettative nella band, a causa da un lato di una copertina che trovo tuttora anonima, dall’altro per la voce di Riz a cui mi sono legato solo dopo vari ascolti, a distanza di settimane. Colgo l’occasione per sottolineare che inizialmente la band promuoveva solo via download la propria musica, personalmente non li avrei mai scoperti così, non perché sia prevenuto nei loro confronti, tutt’altro! semplicemente perché trovo il download senza peso, immateriale ed automaticamente troppo leggero per essere colto e tenuto stretto tra le mani. Gentilmente la band mi ha così spedito il supporto fisico e ora posso dire che il rammarico che provo è che non abbiano potuto godere di una produzione più fragorosa (leggi danarosa), perché le canzoni ci sono, il feeling è quello giusto e la chiusura al piano solista altro non fa che accompagnare l’apertura del cancello delle speranze. Una band che attualmente, in attesa di sviluppi futuri, è certamente da godere (visto anche il repertorio di cover di qualità che offre) in veste live.

 WB