SEBASTIAN BACH

19/12/2009

New Age, Roncade (TV)



E’ una serata gelida quella che accoglie la tappa trevigiana del tour di Sebastian Bach. Credo in molti non si siano azzardati a mettersi in marcia per raggiungere il New Age causa neve e ghiaccio, ciononostante il locale appare ben gremito. Bach si porta dietro la band dell’ultimo cd Angel Down con Jarzombek alla batteria e Johnny Chromatic alla chitarra ritmica, al basso vi è Rob De Luca, già negli ottimi sleazy newyorkesi Spread Eagle (due cd all’attivo, salvo sviste...) mentre è il baby talento Nick Sterling alla solista. Sebastian dimostra di vivere un eccellente stato artistico ed atletico, note su cui un po’ tutti concorderanno a fine spettacolo. Parto subito con l’unica pecca della serata …ovvero il volume. Premesso che il mixaggio ed i suoni mi parevano anche ben assemblati il livello dei decibel era davvero esagerato e a tratti insopportabile, tant’è che impiegherò tutta la domenica seguente per ritornare a livelli di ronzio accettabili. E’la stessa critica che mi sentirei di muovere al fonico di sala in occasione del concerto degli Hardcore Superstar di qualche settimana prima. Lungi da me insegnare il mestiere, però l’impressione che l’acustica potrebbe anche giovarne a volumi più moderati mi pare sia una cosa da testare, giacchè su questa linea si rischia di sminuire concerti di assoluto valore, come i due suddetti. La track list alterna canzoni del nuovo cd ai classici degli Skid Row che la gente aspetta, urla, applaude e chiede a gran voce. Verranno così proposte Here i am, Big Guns, Slave To The Grind (cacofonia pura dato il caos), I Remember You, Monkey Business, la piaciona 18 and Life fino all’attesissimo finale di Youth Gone Wild anticipata dalla consueta esibizione del tatuaggio marchiato sull’avanbraccio. Da segnalare che la band è parsa un po’ distaccata dal leader. Sia chiaro: sono signori musicisti Jarzombek e De Luca, è un metallaro-modernista JC mentre piace il bimbo (maggiorenne?...sì certo, ma di poco) che si disimpegna bene per l’età che ha, anche se mi chiedo se sia più bravo o più “fenomeno da baraccone” da esportare in giro per questioni scenografiche. Non me ne vogliano i suoi (o le sue) fans, ma avrei preferito un chitarrista, anche decaduto, del tempo che fu (in passato non era Al Pitrelli al seguito?). Ma è evidente che Sebastian Bach pretende la scena e gli sguardi tutti su di sé. A conti fatti è stato un concerto piacevole e ben partecipato, ma sarà l\' anzianità o il fatto che ormai i timpani sono fusi però il visibile distacco tra il cantante e la band (che di fatto non esiste a mio avviso) è lampante e resta una nota che non mi fa gridare al miracolo, nonostante l’ottima performance.

 WB