
Chi è Jessie Galante? Domanda più che lecita, meno scontata se arriva da chi ha cavalcato gli anni Ottanta e continua a ricordarne la spensieratezza in musica. Andando per sommi capi: Jessie appare dapprima negli ACTOR, band dell’area LosAngelina dedita ad un heavy rock alla King Kobra (un LP pubblicato, siamo nel 1983!) ed in seguito nei FIRE, di cui alcuni ricorderanno lo strepitoso demo prodotto da Michael Wagener, che tuttavia non porterà alla firma dell’atteso contratto. Passata la stagione dorata del class rock si trasferisce a New York dove realizza un cd molto particolare tra pop, funky, rock, country e spunti di elettronica a nome GESUA, mentre è dello scorso anno \"Spitfire\", ultima fatica a nome JESSIE GALANTE finalmente. Che dire di una interprete dal suddetto curriculum e che la stampa americana oggi affianca ad Aretha Franklin o Tina Turner quanto a timbro vocale? In prima battuta si tratta di sincerarsi se questi paragoni siano forzati o ragionevoli. Il cd in questione lo trovate nella sezione BEST perché è l’unica sezione in cui si può collocare. A fronte di releases in alcuni casi dozzinali o comunque autoproduzioni fatte col cuore, ma pur sempre autoproduzioni, questo \"Spitfire\" è un colosso di hard blues, molto hard e poco blues che da un mese e passa non riesco a togliere dal lettore. Ogni canzone ha la sua storia, di fillers qui non c’è ombra, è un cd americano fino al midollo, in cui si rincorrono groove e calore, dolcezza e ruvidità, spigoli e feeling. Su tutto la voce di Jessie, i riferimenti vocali sono effettivamente quelli citati, siamo lontani dalla tipizzazione delle cosiddette “regine” dell’hair metal. Come giustamente ha detto un amico che ne sa e che ricorda Jessie Galante dai tempi che furono “…questa qui le sue coetanee se le mangiava in un boccone!”. Canzoni come Can’t find my baby o Get Away sono straordinarie, I’ve got use my imaginaton è ammaliante, Grown man cry cresce e diventa ritmicamente irresistibile, High Road Easy è l’interpretazione di Jessie del classico di Sass Jordan e lascio a voi il giudizio. Il cd si chiude con l’intima No fool No more, quasi una confessione prima dell’urlo di Mamma(I get a little crazy) dove un brivido rincorre l’altro. Una produzione impeccabile, vintage, bilanciata, ancora “vera”e quasi analogica, rafforza ed amplifica la qualità di un prodotto che reputo imperdibile per gli appassionati e non solo. Se a tutto questo aggiungo che Jessie è una persona cordialissima, di una bellezza imbarazzante e di una presenza live ingombrante (cercatela su YouTube, troverete facilmente alcuni video di impatto) non si può che concludere osservando che gli americani all’epoca scovavano talenti in ogni dove, ma quando toppavano …beh toppavano alla grandissima! Buy or die!
PS: A breve sarà online l’intervista che ho raccolto da una appassionatissima Jessie, se siete curiosi di conoscerla un po’ meglio … stay tuned!
WB