EDGE OF FOREVER

Another Paradise

7hard   2010



Alessandro Del Vecchio, chi l’avrebbe mai detto? E’ passata una decina d’anni dalla prima volta che ho sentito questo nome, suggeritomi da un amico che, girovago dei concerti del nord-Italia, una sera lo conobbe e prontamente l’indomani me lo segnalò. Inutile dire che ci passai sopra, non per malafede, ma perché ogni giorno spunta (e muore) un fenomeno in Italia. Non solo due (ottimi) cd con gli Edge Of Forever da allora, ma, poiché la qualità ed il talento, se sono autentici, non nascono e svaniscono al primo soffio di vento, anche tanti nomi di spicco (Ian Paice, Axe, Bob Harris, Brunorock, Carlo Cori, Moonstone Project, Shining Line … e molti altri) nel curriculum del cantante-tasterista, al punto che il nuovo Edge Of Forever diventa sì oggi un appuntamento significativo, alla pari del ritorno di acts ben più strombazzati. Walter Caliaro (The Rocker), Nik Mazzucconi (Moonstone Project) , Francesco Jovino (UDO) e Igor Gianola ( UDO, Gotthard) sono i navigati rockers che contribuiscono alla perfetta riuscita di Another Paradise, disco che brilla dall’inizio alla fine, merito in primis di una qualità sonora che a stento ancora si trova in analoghi prodotti italiani (si potrebbe subito contestarmi che la label è tedesca, ma insomma chiudiamo un occhio e facciamo finta che sia un prodotto tutto italiano). E’ una successione di potenziali hit singles, dalla vetrina di Distant Voices al duetto vocale con Roberto Tiranti nella title track, dall’altissima Lonely (Del Vecchio mi ricorda persino Morby!) alla f-a-v-o-l-o-s-a I won’t call you , illuminata da uno di quei cori angelici che tanto hanno imperversato quando questo genere si ascoltava regolarmente persino alla radio. Mi fermo qui, l’album è indispensabile a chi vive di scena melodica scandinava, senza dimenticare il calore che emanano My revenge o What i’ve never seen, orientate su lidi più Yankee/Uk alla Blue Murder, mi verrebbe da azzardare. E se la (micidiale) cover di What a feeling fa capire da dove nasce tutto, la chiusura di Against The Wall altri non può che richiamare la grandeur degli Axe di Bob Harris, mentore del buon Alessandro del Vecchio. Non appartengo alla categoria di quelli che si scaricano tutte le uscite planetarie di genere, ascolto quello che capita, quello che trovo o quello che “fiuto”, non conosco pertanto le migliaia di cd recenti, ma rivolgendomi a chi invece conosce tutto chiedo gentilmente di avvisarmi se sul mercato di genere esistono novità migliori di questo “Another Paradise”. Solo una raccomandazione: riflettete molto bene prima di farmi spendere soldi inutilmente, sono un tipo dai gusti sofisticati nel rock melodico e se dico che di meglio in giro c’è poco è probabilmente vero che stia sbagliando … ma di poco, appunto!

 WB