
Premessa: chi mi conosce sa che da sempre reputo l’Italia la miglior fucina di bands di puro hair metal europea e l’unica in grado di tener testa alla scena americana, ancor più quindi dei rivali scandinavi. Constatazione che nasce in conseguenza di (oramai) decenni di ricerca ed ascolti di demotape/cdr fatti in casa, che solo la mancanza di una gestione oculata (da più parti, sia chiaro) e di una cultura musicale (da noi, si sa, l’associazione “cultura” a “musica” fa a pugni) ahinoi si consegna/-erà alla storia attraverso la sola memoria orale. Breve introduzione per sottolineare che non può e deve stupire il demo dei Wild Ones, quattro giovanissimi dell’area triestino-slovena visti di recente all’opera di spalla alla data locale dei Crazy Lixx. Cercherò di essere chiaro ed esplicativo. Era da quindici anni che non mi emozionavo e vibravo per una band emergente a tal punto. Non ho ricordi di gruppi altrettanto deflagranti, se poi li relaziono all’età media il confronto con la concorrenza è bene non venga intrapreso neppure. Martin Favento (sloveno) alla chitarra , Andrea Dilic (voce, da Koper), Victor Jerman (basso, già nella band di Arthur Falcone) e Matteo Meregalli (batteria) oggi come oggi in una previsione futura nel brevissimo termine sono inarrivabili. Dal vivo presentano le cinque tracce del demo ove spicca tutto (in chiave live intendo). Su demo meglio Meltdown e Answer, ancora spartane, ma già chirurgiche. Tecnicamente inimitabili e scenograficamente catalizzanti, faranno rabbrividire gli appassionati e conoscitori di Nitro, Loudness e Racer X. Wild Ones … per chi scrive la più grande speranza hair metal europea. Punto.
WB