TREAT + The Poodles + H.e.a.t.

02/05/2010

Sottotetto, BOLOGNA



A giochi fatti si può parlare di serata riuscita quella che ha visto protagoniste tre bands della scena scandinava di diversa età anagrafica. Per primi gli Heat, giovani, ma già apprezzati da più parti, estremamente capaci, divertenti e pure disponibili off-stage. A seguire i The Poodles, autori di due ottimi cd e di un terzo più discontinuo, ma comunque buona garanzia di vendita per la propria etichetta. Infine i Treat, band che all’epoca oramai tutti sanno essere stata la versione non internazionale degli Europe. Un pubblico domenicale, che ad occhio si è attestato sui 250 spettatori scalpitanti sin dalla prima nota degli Heat, si deve ritenere un gradito successo. Merito dei fans, sì perché era da tempo che non mi capitava di ritrovare (tutti in una volta) decine di conoscenti di varia provenienza radunarsi per un concerto, potere del rock scandinavo. Gli Heat eseguono tutte le potenziali hits dal loro primo cd e presentano anche quella “1000 Miles” che in Svezia li ha fatti conoscere e probabilmente ha spalancato loro le porte alla stampa giapponese del loro nuovo cd. Bravi, una band che come si suol dire “va vista dal vivo adesso”. Seguono i barboncini, alla seconda calata nello stivale. Personalmente ritengo sia stata loro la miglior performance, non fosse altro per la durata unita alla professionalità. Quando pescano dai primi due album vantano solo singoli, cala il tono quando devono promuovere il nuovo album, ma insomma questa è la trafila che si ripete da sempre. Poco male se spalmano lungo il set canzoni quali “Metal will stand tall” o “Night of passion”, ideali adunate di romantic rockers dal cuore impavido. Promossi anche loro e avanti coi Treat. Sia chiaro, ho sempre adorato gli svedesi, compresa la versione 1992 con Mats Leven, ma il concerto pur scorrendo via liscio non mi è parso così scintillante come è stato tratteggiato da molti. E’ naturale che la band sia ancora valida, però il peso degli anni non si maschera dietro alla nomea di leggenda. Le canzoni del tempo che fu sono semi-capolavori, non vi è dubbio, ed anche il nuovo album fa brillare gli occhi, ma qualche riserva ho cominciato a nutrirla osservando Jamie Borger ai tamburi: sarà stato in serata no. E’ altrettanto vero che non ci si può aspettare di più da una band che non suona molto dal vivo e che nel 2010 esiste ancora praticamente grazie ad uno zoccolo duro di fans. Se le prime due bands hanno presentato uno show da otto in pagella, i Treat direi che comunque si sono disimpegnati egregiamente ben oltre la sufficienza. Nulla di male, quindi. Il finale con gli Heat che salgono sul palco sulle note di \"World Of Promises\" sa di formale passaggio di consegne del testimone del rock svedese alle nuove generazioni ed il pubblico ha gradito. Gran bella serata, tra passato, presente e futuro. Naturalmente un applauso e un grazie a Bologna Rock City: ritengo che organizzare una serata del genere sia stata più di una scommessa, la speranza è che il tutto si sia concluso secondo le previsioni, tanto da auspicarne altre simili.

 WB