
Vi sono decine di blog e siti dedicati al metal (più o meno violento) sicuramente più idonei ad ospitare la recensione di \"IRA\" dei CYBER CROSS. Da giovane (... gli anni passano) ho vissuto pure io un breve periodo di “sbandamento” per il metal estremo, quello incorrotto e privo di compromessi, affascinato da un lato dalla furia di Mayhem o Marduk, dalla devianza di Morbid Angel e Deicide fino alla perizia dei Carcass dall’altro. Ho poi smesso di seguirne i trends, calandomi di tanto in tanto nella scena solo su perentoria segnalazione di qualche competente appassionato. Patetica introduzione per chiarire che occasionalmente mi fa ancora piacere gettarmi nella foga di un pogo. Come mai mi sono imbattuto nei CYBER CROSS? Inizialmente perché incuriosito dalla presenza di Simon Dredo (La Rox, The Lovecrave) e Camillo Colleluori (La Rox, Garden Wall ed altri), poi ulteriormente convinto dalla garanzia Nick Savio (White Skull, Hollow Haze). Tre musicisti già da anni nella scena e di comprovate qualità. Cosa manca? La voce. A quanto ne so il progetto era già definito quando è stato pescato Alessandro Bevivino (New Branch, The Fabulous Concerto), vociaccia baritonale e cavernosa, scavata dagli abusi all’occorrenza e malvagiamente rassicurante in momenti di deviata lucidità. Se i tre della band cercavano un metamorfico approccio da serial killer per il cantato a conti fatti credo si possano ritenere soddisfatti della scelta. Suppongo che il progetto non abbia goduto della necessaria visibilità, tuttavia non è mai troppo tardi per rimediare. Frutto di un lavoro in studio maniacale, permeato di una oscura malignità diabolica, votato al verbo dell’uso ragionato della tecnologia e concepito per assorbire l’ascoltatore di traccia in traccia portandolo sempre più in un turbinio di stacchi e riprese, ritenevo e ritengo tuttora \"IRA\" uno dei più significativi prodotti di metal estremo italiani di sempre, senza timore alcuno degno di confrontarsi con i migliori prodotti del metal americano e scandinavo. Chirurgicamente costruito su una perizia tecnica mai fine a se stessa ed impreziosito da una produzione cristallina che ci consente di apprezzarne i passaggi più articolati, \"IRA\" non deve mancare all’ascolto (e nella discografia) dei fans dei Nevermore e di eccellenze quali i Death o gli Arcturus. Nel recente passato ho adorato “Nexus Polaris” dei Covenant e direi che pur su terreni relativamente diversi ho avvertito qui le medesime vibrazioni. Schegge impazzite quali El Medico Asesino, Animal Transistor, Neurotic Love o Cyber Cannibal devono rendervi istantaneamente l’idea di cosa andrete a sentire. Quello che state immaginando, quello sarà. La band si concede una ferale rivisitazione del classico Rain dei The Cult, che diventa qui una lezione per tutte le band scandinave, The 69 Eyes in testa. Menzione anche all’efficace e Real nasty confezione in digipack. La band ha già pubblicato un buon secondo cd dal titolo \"Mega Trip\" (ancora un titolo emblematico) con la stessa formazione. Non fatevi però sfuggire \"IRA\", una delle rare chicche che lo sterile (in previsione futura, beninsteso) mercato metal odierno è comunque ancora in grado di offrire. Metal estremo o non, glam, rock o aor che sia, poche volte all\'interno del panorama italiano sono stato e sarò altrettanto sicuro nell’usare la parola “capolavoro”.
WB