ALICE IN CHAINS

11/06/2010

PADOVA - Grand Teatro



Da più parti si è già scritto tutto sulle date italiane degli Alice In Chains e sul nuovo William DuVall. Stavolta mi accomodo anch’io sul carro dei vincitori, giacchè più trionfo di questo non vi poteva essere. Vedo un po’ quindi se riesco ad aggiungere qualcosa di originale. Il concerto padovano e’ stata una delle rare occasioni in cui buona parte di NoRespect si è ritrovata, il che già deve far pensare al grande evento. Il pubblico ha risposto in maniera esemplare alla chiamata anche se, volendo essere sincero, mi aspettavo qualche ragazzino in più. Ho invece (ri)trovato decine di amici/conoscenti, gente che non vedevo da anni, ma con cui è sempre un piacere scambiare buone vibrazioni. In molti si attendevano una band top secret in apertura e nei giorni imminenti erano stati ipotizzati i nomi più coloriti. Morale della favola attorno alle 21.30 calano le luci ed entrano in scena direttamente gli Alice In Chains. Ottimo. Il Grand Teatro è una struttura funzionale, ma necessariamente dall’acustica non eccellente, cionostante dopo poche note si capisce che stasera tutto funzionerà. La curiosità morbosa mi aveva portato i giorni precedenti a sbirciare online le recenti performances: questo deve far riflettere, perché se ciononostante sono qua a trattenere a stento l’entusiasmo allora vuol dire che l’Evento si merita davvero la maiuscola. Devo cospargermi il capo di cenere, ho sempre individuato gli Alice In Chains in Layne Staley, per me Jerry Cantrell non era mai esistito. Il concerto mi è servito essenzialmente per ricredermi e recitare il mea culpa. Cantrell si è dimostrato un talento che tutt’ora non saprei qualificare maggiormente come chitarrista o come cantante. Eccellente in entrambe le discipline. Mike Inez se ne sta ai lati, sigaretta accesa praticamente dall’inizio alla fine, ma ha quella grezza attitudine stradaiola più tipica della costa atlantica che di quella pacifica che proprio me lo fa apprezzare moltissimo. Sean Kinney è un batterista ottantiano prestato ai nineties e con questo ho chiarito tutto. Dopo qualche canzone mi giro e vedo i due “anziani” del sito: l’uno (Pietro) che dice di sì col capo e si immagina sul palco al posto di JC, l’altro (Alessio) che si compiace constatando la schiacciante superiorità della band, del suo modo di intendere il rock e dello spettacolo che si sta svolgendo dinanzi a noi. Ed io? Io me lo gusto per quello che è, osservo un pubblico fragoroso, ripenso al fatto che sono volati via quindici anni che paiono giorni, quasi mi commuovo quando Cantrell nomina Layne e attacca Nutshell. Sono cose che ti aspetti, sono canovacci che conosciamo eppure sei là, che ascolti ed alla fine applaudi senza nemmeno accorgertene. Non pensi nemmeno che non c’è Staley sul palco e allora ti viene da applaudire pure DuVall perché vuol dire che non ha fatto rimpiangere quello che fino a ieri per me era l’anima della band. Poi la band chiude la prima parte di set e la gente rumoreggia, sempre più forte, acclama la band, applaudono tutti, fino in fondo, ma in fondo in fondo, dove di solito la gente partecipa distrattamente. Ma questo non è un concerto standard, è oramai chiaro a tutti, la band esce di nuovo e chiude con Rooster, nemmeno con un pezzo fragoroso, e se ne va con eleganza dopo essersi presa i meritati scrocianti applausi. Si accendono le luci e penso (anche in questo momento) che tra tutti i riff/giri di Cantrell quello che più mi è rimasto impresso è quello della nuova Check My Brain, uno dei pochi grandi singoli degli ultimi anni. Gli Alice In Chains sono tornati e non vivono di ricordi.

 WB