
Shining Line è il nome del pretenzioso progetto di Pierpaolo Monti ed Amos Monti, batteria e basso rispettivamente, di radunare alcuni tra i personaggi più in voga del momento all’interno del panorama aor-melodic rock internazionale per ricavare un affresco della musica che preferiscono. Quella che viene chiamata “The Royal Cast” comprende trenta ospiti fra cui autentiche icone del genere. Penso ad Harry Hess, Robin Beck, Michael Voss (che mixa il tutto), Bobby Barth, ma giacchè è scorretto non nominarli tutti vi invito caldamente ad immergervi nella musica sfogliando di canzone in canzone le partecipazioni. Ragionando all’italiana più di qualcuno starà già pensando “con i soldi sono capace anch’io”. Falso. Coi soldi puoi probabilmente permetterti soltanto di contattare rockstars ancor più conosciute, ma non è detto che, a priori, accetteranno di partecipare. Nonostante si pensasse già nei primi Novanta che l’aor più in basso di così non potesse scendere quanto a notorietà, direi che oggi è diventato di nicchia come non mai, ragion per cui peraltro in esso vi si possono ancora trovare la qualità, la passione e, perché no, l’amicizia. Non crediate che Harry Hess per soldi vi canti un pezzo hip-hop e così Robin Beck, servono prima di tutto buoni feedbacks ed ovviamente grandi canzoni che catalizzino l’attenzione dell’artista. Siate pur certi che se la prestazione offerta è una marchetta prettamente commerciale non sfuggirà ad un ascoltatore minimamente competente. Ed è in questa ottica che ho ascoltato il cd, puntando alle criticità, sicuro di non poter nuocere ad un genere che resiste perchè già ripulito dei comprimari che continuano ad inondare gli altri generi (e la lista sarebbe lunghissima). Cominciamo dalle melodie: voto 9 su 10. Ci siamo in pieno, poetici scenari si aprono di canzone in canzone, ove conoscenza del genere e grandi cori la fanno da padrone. Performances vocali/strumentali: voto 8 su 10. Il cd è imperniato sulle voci, tutte di alto pregio e capaci di impreziosire ogni potenziale singolo, le mie riserve (da cui il non eccelso voto) vertono sulla sezione ritmica. Devo supporre vi siano attenuanti di natura prettamente tecnico-ingegneristica in fase di assemblaggio, ma un maggior dinamismo ritmico qua e là non mi sarebbe dispiaciuto. In molti peraltro già mi staranno scagliando anatemi ed allora aggiungo che avrei anche accorciato le code strumentali, pur di pregevole fattura, ma nell’economia generale dell’album dei riempitivi se collocate dove sono. Produzione: voto 8 su 10. Il giudizio deve ritenersi ottimo. Tenendo presente il mercato odierno \"Shining Line\" suona vintage, come tradizione melodica necessita. Orgoglio patriottico: voto 10 su 10. Sottolineando che l’orgoglio patriottico è inerente all’esclusivo ambito musical-culturale ritengo che le presunte alte sfere dell’editoria musicale avrebbero il dovere di abbassare lo sguardo per una volta o, più verosimilmente, alzarlo dalla melma in cui sono irrimediabilmente naufragate. Gli highlights: essendo un genere in cui, ripeto, gli appassionati dimostrano sempre competenza, non posso che citare i miei personali, senza pretese ulteriori. Can’t stop the rock è quindi la mia preferita, elevata da un meraviglioso Mikael Erlandsson, ruvido e passionale come mai mi è capitato di ascoltarlo nei suoi pur eccellenti Last Autumn’s Dreams. Chiudo sottolineando di non aver menzionato nemmeno un musicista italiano coinvolto, nonostante sia profonda la stima che nutro per alcuni di loro. Uno degli album più significativi dell’anno … e non solo degli anni che verranno.
WB