MOTORHEAD + Bulldozer

28/06/2010

Villa Manin, Passariano (UD)



Chiarisco che è stata la prima volta che vedevo i Motorhead. La band mi è sempre piaciuta, ma ho smesso di seguirla con costanza dopo \"March Or Die\". Ho tuttavia apprezzato l’ultimo \"Motorizer\", svelando Lemmy & company ancora in ottima forma. Aprono i Bulldozer, storica band italiana autrice di un thrash old style incontaminato. Ancora guidati da Andy Panigada e dall’ineguagliabile carisma di AC Wild hanno fatto “tabula rasa” nel tempo a loro disposizione. Davanti al palco si è sviluppato un selvaggio pogo vintage a cui da tempo non mi capitava di partecipare (a dire il vero mi sono defilato dopo pochi secondi, troppo energico anche per me, oramai). La formazione a sei (tra cui il giovanissimo figlio di AC Wild alle tastiere) arricchisce il primordiale sound bellico delle varie Minkions e The Derby (dedicata al commissario “Pippa” tecnico della nazionale) prima della dedica di Willful Death al co-fondatore Dario Carria. Segnalo questo bellissimo video pescato in rete http://www.youtube.com/watch?v=fRC_Q-BAJZY, vi renderà le idee molto più delle mie parole. AC Wild a fine concerto si è dimostrato un personaggio d’altri tempi, cordiale e alla mano. Ho scambiato con lui qualche battuta sui programmi futuri dei Bulldozer e pare siano in cantiere un DVD live ed una tournee in Giappone. Ottimo e, per quello che ho visto io, nulla di più di quanto spetti ad una band leggendaria. Lo spessore umano di un catalizzante AC Wild si misura anche dall’opportunità che concede ai Death Mechanism (basso e batteria dei Bulldozer provengono oggi da questa band) di suonare on stage un loro pezzo, ospitandone il cantante/chitarrista e lasciando loro tutta la scena. Questi sono i (piccoli finchè volete) gesti che sono sempre mancati ai molti presunti “grandi” rockers della penisola. AC Wild, lo ripeto fino alla noia, è un teatrale musicista metal da supportare ed ancora indispensabile alla realtà italiana. E’ il turno quindi dei Motorhead. Il pubblico si attesta sui 2500 spettatori a quanto ne so. E’ evidente siano tutti fans. Non si contano le t-shirt con l’effige del celeberrimo Snaggletooth , non si contano le birre, non si misura il caos che si innesca non appena Lemmy e soci escono da dietro, camminando e tranquilli, come raggiungessero un nugolo tra amici. Rimarrà proprio questo l’aspetto che più mi ha colpito, ovvero il feeling tra la band ed il suo pubblico. Lemmy è un’icona, inutile girarci attorno. Sono in tre, ma lui basterebbe da solo. Muove una plettrata di prova e dice “Andiamo?” … bellissimo, come inizio mi ha commosso. Ditemi voi se vi può essere più affetto reciproco. Sentirò più di qualcuno reclamare accelerazioni durante il set e forse pure io, da primino, mi aspettavo più velocità, ma gli anni passano per tutti. In realtà i Motorhead visti l’altra sera mi sono apparsi molto thinlizzyani (penso a Metropolis e Stay Clean), il che non si può di certo colpevolizzare. Mikki Dee è una macchina da combattimento e me lo aspettavo, Phil Campbell è invece uno zingaro inglese di estrazione punk. Quest’ultimo ed i tecnici impiegheranno metà set a sistemare i suoni di una chitarra che non ho praticamente sentito nella prima parte, sommersa dalle corde di Lemmy e dalla cassa di Dee. Solo da Killed By death le cose sono migliorate. Il pubblico peraltro se ne frega e tutti a saltare (qualcuno anche a volare sopra le teste). Si percorre un po’ tutta la carriera (ma nulla dal mio preferito e patinato March Or Die, peccato) ma sono i mega classici Ace Of Spades, Iron Fist, Bomber, Overkill che la gente vuole ancora sentire. Di per sé è stato un buon concerto (suono di chitarra a parte), ma sono convinto che i fan dei Motorhead converranno che la band ha di certo lasciato un segno più distintivo in altre circostanze. Mi piace stilare classifiche e definire ordini di merito da sempre: l’indomani quindi, ripensando alla serata, non posso che constatare che i Bulldozer, nel loro piccolo, mi hanno impressionato di più.

 WB