THRASH AND BEHIND

Premessa: non ascolto più thrash e generi estremi, ho smesso  anni fa. Capita ancora che  venga catturato dall’antica fiamma, ma dura solo qualche giorno. Non è quindi un invito alle pur volenterose bands a spedirmi/ci i loro demo/cd, a meno che non siano del tutto convinte di aver prodotto il capolavoro imprescindibile. Negli ultimi anni mi sono rimasti impressi i cd di National Suicide e Cyber Cross (Ira), dischi che mi hanno restituito la freschezza e la qualità di un sound che avevo accantonato, ridandomi qualche stimolo all’ascolto del genere. Eccomi così a segnalare alcuni titoli selezionati tra i tanti (troppi) passatimi di mano. Nulla di personale contro nessuno, vi sono decine di siti dediti all’heavy metal ed al thrash tout court dove ognuno troverà il meritato onore. Al sottoscritto il thrash delle bands sotto menzionate comunica qualcosa. Altri album, pur meglio prodotti, no.  Colgo solo l’occasione per ribadire che l’Italia, se è vero che paga una disorganizzazione musicale seconda a nessuno, è altrettanto fuori discussione che può vantare una lista di band thrash di altissimo profilo, probabilmente seconda solo agli States. Gli albums a seguire rimarcano semplicemente questo dato, un fatto già ai primi anni Novanta, con soli dieci anni di (già) eccellenti produzioni alle spalle. (WB)

 

HYBAN DRACO – Frozen Whispers (autoproduzione, 2010)

Mi scuso con loro, non è la prima volta che vorrei scriverne, ma è un fatto che la pigrizia porti solo … pigrizia. Giungono al primo cd strutturato dopo alcuni demos gli Hyban Draco. Si direbbe “feeling al primo ascolto”. Sarà che i Morbid Angel mi sono sempre piaciuti, fatto è che me li ricordano. E non è cosa da poco. Un demo di due anni fa già mi fece drizzare le orecchie. Non stupisce quindi il progresso di una band certo guidata dal carisma di Hyban Sparda. Attitudine a fiumi che oscura il sole e prepara alla discesa negli inferi più maledetti. L’agonia dei suplizianti.  

Contatti: www.hybanddraco.com

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THE FABULOUS CONCERTO  - The Fabulous Concerto (autoproduzione)

Band dell’area pordenonese scioltasi anni fa di cui il presente cd raccoglie i demo prodotti. Suono iconoclasta, grande tecnica, ritmo furioso, impossibile non venire trascinati nel vortice sonoro di autentici convogli di terrore sonoro controllato a nome “Destroy to recreate” o “Mud”. Cercateli, i The Fabulous Concerto erano una band di alto profilo qualitativo e questi demo, registrati nei tempi e nelle modalità usuali delle autoproduzioni, certificano una band quasi inattaccabile per compattezza e precisione, frutto probabile di estenuanti ore ed ore in sala prova. Chirurgici al tempo, ancor oggi le canzoni suonano micidiali. Il cantante troverà spazio nei Cyber Cross sopracitati e nei progetti (già editi su cd) Tron e New Branch. 

Contatti: www.myspace.com/newbranchacoustic

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MAD MAZE – No time left … (autoproduzione, 2010)

Band attiva dal 2002 i cui membri troveranno modo di mettersi  in mostra negli anni a venire in entità quali Trick Or Treat, Blood Of Seklusion e Coffee Overdrive. Thrash old style furioso, ultra-tecnico, Megadeth oriented, compatto e del tutto deflagrante,  piattaforma per Luca Venturelli (il chitarrista) che qua e là si lancia in assoli davvero pregiati. Sono in cerca di una label che li aiuti nella pubblicazione del primo album. Fatevi sotto!   

Contatti: www.myspace.com/madmazethrash

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DEATH MECHANISM  - Human Error .. Global Terror (Trash Massacre, 2008) – Mass Slavery (Jolly Roger, 2010)

Messi in coda non per demeriti, bensì per meriti (beati gli ultimi …). Visti fugacemente insieme ai grandi Bulldozer, di cui sono parte integrante oggi, di certo amici dei National Suicide, i Death Mechanism appartengono al filone incorrotto e schizofrenico del thrash old-style (ovvero l’unico mai esistito, parere personalissimo). Autoprodotto nel 2008, ristampato con aggiunte dalla Jolly Roger nel 2010, l’album dei Death Mechanism è di quelli che, a mio avviso, il tempo farà assurgere a minor classic. Inutile dilungarsi, giacchè la necessità di una riedizione spiega più di tante parole. Fatelo vostro, se amate Necrodeath, Carcass e naturalmente Bulldozer. La trasposizione in musica di un cataclisma. 

Contatti: www.myspace.com/deathmechanism



La label tedesca 7Hard (sottoetichetta della 7us specializzata in Hard Rock e Heavy Metal) presenta una serie di new releases di buon livello, cercando di farsi strada in un mercato che sembra sempre più asfittico e chiuso in se stesso.


TIMESWORD - “Chains of Sin” (2010)
Debutto per i lombardi Timesword, che se ne fregano del minutaggio e scrivono ben cinque canzoni da sei minuti, mentre chiudono l'opera con una “Real Mistery” che arriva quasi a 20 minuti. Nonostante un monicker che li collocherebbe nel fantasy metal tanto caro a Rhapsody ed epigoni, lo stile è molto più vicino al progressive metal dei Dream Theater, con una validissima prestazione di tutti i componenti, a partire dal mastermind Daniele Logoluso, che compone, produce, scrive i pezzi e probabilmente fa anche il caffé. Da rilevare anche la prestazione di Mark Pastorino, già sentito con Shining Fury e anche chitarra nei Secret Sphere, ma che a gennaio 2011 ha lasciato la band. Un vero peccato. Per quanto riguarda le canzoni in sé, dimenticarsi l'immediatezza, perché il genere non si basa su questo: per essere apprezzate richiederebbero molto più tempo di quello che l'ascoltatore medio dedica, eppure in mezzo alle partiture intricate si nota la volontà di non essere solo autoindulgenti e di provare qualcosa di più memorizzabile. Obiettivo spesso raggiunto, cosa che si deve per forza lodare in una band che è pur sempre al primo album.
Se avete tempo, i 20 minuti di “Real Mistery” non lasciano indifferenti. (GN)


MINUETUM - “Haunted Spirit” (2010)
Per la produzione di “Haunted Spirit” dei greci Minuetum si scomodano delle vecchie volpi della scena heavy europea come Bob Katsionis (Firewind, Outloud) e Timo Tolkki (Stratovarius, Revolution Renaissance). Il risultato è un power speed non troppo lontano da Stratovarius e il solito Malmsteen on speed, che vuole dire la sua nel già affollato mercato europeo e lo fa provando a puntare sull'immediatezza: scelta obbligata in tempi nei quali i CD si vendono a decine invece che a migliaia e quindi il giudizio dell'acquirente si forma su pochi secondi di canzoni ascolticchiati qua e là. Detto dei lati positivi, è evidente che si tratta di un debutto e vi sono parecchie ingenuità, da una produzione sbilanciata verso la batteria a una performance vocale che andrebbe rivista. Si fosse trattato di un demo, saremmo qui a parlare di una band di ottime speranze, ma nel mercato dei full-lenght ora come ora c'è di meglio (anche nel roster della stessa 7Hard).(GN)


EMPIRES OF EDEN - “Reborn in Fire” (2010)
Là dove i Minuetum falliscono, gli australiani Empires of Eden vanno molto più vicini al bersaglio. Non un centro pieno, ma ottengono lo stesso un buon risultato. Progetto da studio di Stu Marshall, chitarrista dei Dungeon che qui si occupa anche del basso e sfrutta dei session per le altre parti strumentali, gli Empires of Eden si presentano con una lista di vocalist più o meno noti nella scena: dal mai troppo lodato Mike Vescera (Obsession, Loudness, Malmsteen) al magico Zak Stevens (Circle II Circle, ma anche e soprattutto Savatage), fino allo storico Steve Grimmett (Grim Reaper) e al tellurico Sean Peck (Cage), oltre a una serie di nomi minori. Lo stile è ovviamente power metal con assoli malmsteeniani e grande attenzione alle melodie vocali. Come scrivo ormai sempre nelle recensioni, nulla di nuovo, ma nel mondo del Metal le novità non interessano a nessuno e quindi ben vengano i riciclaggi degli EOE, alla fine l'importante è scrivere belle canzoni e lasciare una bella sensazione all'ascoltatore: la cosa riesce a più riprese, già nella opener “Of Light and Shadows” (ovviamente Vescera sugli scudi), ma anche in “Total Devastation” con Sean Peck che ringhia come un Halford sotto anfetamine, mentre “Beyond Daybreak” mostra che Grimmett è sempre sugli scudi e che Zak rende “Prognatus Ut Obscurum” una out-take della sua band principale. Bel disco, per fans.(GN)



PSYCO CHOKE - “Unraveling Chaos” (2010)
Metalcore dalla Grecia, con ospiti notevoli come il conterraneo Gus G (Firewind, Ozzy). La soluzione per non perdersi nel marasma di trogloditi che infestano la scena è di piazzare una serie di ritornelli con voce melodica e il primo paragone che emerge sono i Soilwork degli ultimi lavori. Non siamo certo a quei livelli, ma una produzione devastante (a opera di Jacob Hansen) e delle canzoni molto più ragionate della media rendono questi Psycho Choke una gradita novità nel panorama europeo. Certo, non esiste un singolo riff né un assolo che non sia giù stato suonato prima, ma a quanto pare ogni tot anni è lecito riciclare soluzione del passato perché in campo musicale la memoria storica non conta più nulla. Benvenuti  Psycho Choke, allora. Sono anni durissimi e a volte non basta fare “buoni dischi” per farcela, ma l'esperienza non manca (sono alla quarta uscita) e se non avranno paura di osare ancora di più nelle melodie (che dopo un po' sembrano troppo simili tra loro), qualcosa potrebbe muoversi.
Una song per farsi un'idea? “Freedom in a Bottle of Scotch”.(GN)




SHABBY TRICK - R‘n’R Raiser
(2010, Rock Over Records)

Ritorno sulla scena anche per i toscani Shabby Trick, a memoria l’unica band italiana capace di rilasciare un disco in formato cd (Badass) per il solo mercato nipponico già durante la stagione d’oro dello sleazy/glam metal. Ho sempre affiancato la band ai Cats In Boots circa la matrice stilistica, mantenendo naturalmente ciascuna la propria identità (prima che qualcuno si inalberi avviso che non sto facendo classifiche di merito, semplicemente un’associazione). La scelta del sostituto di Andy69 è ricaduta sul giovane Mick Back, già voce dei buoni Sex For Cash, mentre Brian Ancillotti, dai glamsters Jolly Rox, completa la linea giovanile. Ma i vecchi ci sono ancora? Come no. Max Bronx alla chitarra e Andrea Castelli al basso sono ancora qui, irriconoscibili come musicisti rispetto a vent’anni fa, ma incredibilmente ancora capaci di immedesimarsi nel genere tanto da stendere una decina di canzoni che ogni appassionato dello street rock come il sottoscritto non potrà che apprezzare. Non c’è traccia di glam moderno, di sleazy scandinavo (… e per fortuna, lasciatemelo scrivere, non se ne può più di bands copia carbone col solo nome diverso) o finto rock adolescenziale, R’n’R Raiser è un tuffo indietro, quando suonare sleazy-rock identificava una ben precisa linea e non il calderone globalizzato di cui sopra. L’età anagrafica, se coltivata, conta (… è un fatto) e canzoni come “Nasty Jane” , “Sleazy Lover” (che rimanda a Badass) o “RnR Raiser” mi risulta difficile immaginarle pensate da ventenni di oggi. “Bills to pay” o “Stop” sono efficaci e dirette, mentre suppongo che “Getaway” (tra le mie preferite) “Boogie Bluesie Lucy” e “Heavy N Lethal” siano un rimando all’esperienza Bronxraid di Max dato il sound di matrice selvaggia. “Cradle Of Rock” è scattante e si contrappone allo spettro malinconico, ma volitivo, della realtà di “The Last Chance” (alla Heavy Bones, guarda caso). Chiude “Fknrocka” la cui emotivamente trascinante coda strumentale altro non può che consegnare un giudizio ottimo, con l’evidenza che trattasi di uno degli album di genere più interessanti dell’anno. Sempre che nella musica non cerchiate solo capelli cotonati, video con prostitute svestite, bottiglie di whiskey semivuote, mozziconi spenti sulla moquette, muri imbrattati, siringhe usate e le decine di altri clichè che nel 2010 mi appaiono sempre più patetici e del tutto decontestualizzati. Ma, si sa, ad ognuno il suo.

W.B.
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Superstack: Superstack
SuperstackMusic
2008

Ci sono mille modi di suonare southern rock nel nuovo millennio. 
lo si può fare alla maniera dei Lynyrd Skynyrd (ciò che ne rimane), dei Gov’T Mule, dei Black Crowes o dei Drive By Truckers. O di mille altri “disperati”
Puoi restare sul classico, aggiungerci delle linee progressive o tendere al country. 
Ma sempre mantenendo gli stili della ruralità più sanguigna, tipica dei territori in cui è nato questo genere musicale.
Non ricordo se questo disco l’ho comprato o se me l’hanno spedito, non riesco a capire l’anno di pubblicazione e le uniche due cose che ho trovato in giro sono la provenienza di questo trio, il Canada, e un video, Kick It On Down.
Non starò qua tanto a scriverne, è mezzanotte per dio, cercate il video in questa pagina se ne avete voglia e dategli tre minuti. 
Scoot, Greg e Brian sono questo e nient’altro. 
A volte mi ricordano gli I Love You, altre i Sister Whiskey ma forse è solo questa birra rancida che non va giù.
Molto meglio un Southern Comfort allora!
Alessio C.
(canzoni disponibili su iTunes)
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Jingo De Lunch: Land of the Free-ks
Nois-O-Lution Records
2010
Quando ho visto il cd dei JDL alla Fnac non credevo ai miei occhi. Disco nuovo? Nel 2010? Quando si dono riformati questi? Ma, soprattutto, perché nessuno ne parla? 
Yvonne Ducksworth guida ancora, e ci mancherebbe altro, la masnada berlinese coadiuvata dai fidi Henning Menke e Steve Hahn (una macchina da guerra) e dal “nuovo” Gary Schmalzl a lucidare le corde un tempo straziate dal duo Sepp Ehrensberger e Tom Schwoll.
Niente prigionieri in questa battaglia miei cari. 
Appurato che i nostri non sono più i portabandiera di certo hardcore bastardo, ma questo già dagli ultimi lavori di quindici e rotti anni fa, la pressione atmosferica di pezzi come Land Of The Free (date un occhio alle liriche già che ci siete) Room 101 o Metherfor è la stessa che si misurava ai tempi di “Axe To The Grind”. Troppo poco? Beata gioventù!
In un periodo di reunion assurde, finalmente qualcosa di cui valga la pena parlare e una Yvonne che ritorna ad essere a pieno titolo l’icona perfetta della “femmina punk rock”.
Alessio C.
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Soundgarden: Telephantasm
A&M Records
2010
Flashback.
Millenovecentoottantanove forse novanta. Stiamo parlando di un’era geografica fa. 
Da casa girando i baffi dell’antenna di una piccola tv in bianco e nero si riusciva a captare MTV grazie alle onde della “vicina” base nato di Vicenza. Headbangers Ball la trasmissione di riferimento per gli amanti del glam e dello street rock.
Ma uno speciale sui Soundgarden di “Louder Than Love” faceva già presagire dove sarebbe girato il mondo. Chris, Kim, Hiro e Matt sul palco a dettare le nuove (o vecchie?) regole del gioco. 
Impressionanti! 
Duemiladieci, forse undici. La band è di nuovo in piedi e, dopo un piccolo tour, sembra sul punto di uscire con delle nuove composizioni.
Per chi non ha seguito le orme di questa superlativa band la raccolta uscita per celebrare l’evento (vi suggerisco la versione digipack 2 CD + DVD) è il sunto esaustivo di una carriera che, a mio modesto parere, ha raggiunto l’apice con “Badmotorfinger” e che ha comunque garantito ai quattro di Seattle un ruolo fra i migliori interpreti del grunge a denominazione di origine, assieme a Pearl Jam, Nirvana e Alice In Chains
Ancora adesso la canzone e il video di Jesus Christ Pose, qui ovviamente in bella mostra, fanno venire i brividi.
Total fucking godhead.
Alessio C.   
Per i commenti:










69 Eyes:  Back In Blood(2009, Emi Finland)

Si, è passato un po’ dall’uscita di questo album, ma potrebbe venire comodo un consiglio per gli acquisti. Perché è un pezzo che questo vinile si alterna ad Highway to Hell nel mio giradischi. Mi sembra che i 69 Eyes abbiano trovato, più di altre volte, un buon punto d’incontro tra atmosfere vampiresche e sleazy rock. Le canzoni da consigliare ci sono, la stessa title track oppure “Dead ‘n Gone” che riporta a casa gli appassionati delle sonorità scandinave. A me tutto questo oggi basta. PM

http://www.69eyes.com/


JAckyl: When Moonshine And Dynamite Collide 

Raggiungono il traguardo dei vent’anni anche i Jackyl. 
E lo fanno con una forma a dir poco eccellente. Riconoscere i nostri, tra decine di band che si rifanno agli AC/DC, alla prima battuta è già un punto a loro favore.
Merito della inconfondibile voce di Jesse James Dupree, che non ha abbandonato la “fede” e tra dischi solisti, raccolte e nuovi lavori continua a regalare forti emozioni.
Il rock forgiato da chitarre sudiste, più che il rifforama di matrice Young, sembra essere il trait d’union di questi nuovi dodici pezzi anche se, visto il corposo curriculum, si potrebbe benissimo parlare di classico stile Jackyl. Leggi il resto su: http://twitter.com/norespectworld/ (AC)



GATECRASHERS - Rock ‘n’ roll suicide

(2009, Gestapo Records)

www.myspace.com/gatecrashers.norway

Mi capita sempre più di rado di imbattermi in dischetti che destino realmente un interesse incondizionato. Prendiamo i  GATECRASHERS, sponsorizzatimi  dal sempre vigile Federico Martinelli di Slamrocks, come non fidarsi. Preso-pagato-ascoltato, boom! “Rock’n’roll suicide” (che titolo! Che titolo!) non entra nella sezione Best solo perché è del 2009, ma la sua collocazione sarebbe quella. Ricordate i Backyeard Babies di “Total 13”? … quando realmente spaccavano,quand’ erano ancora furiosi e rullavano in preda al delirio? Ecco, i nuovi Backyeard si chiamano  Gatecrashers e vengono dalla Norvegia, terra incapace di produrre bands trascurabili a quanto pare. Con gli occhi lucidi ascoltando “TV Star” o “Supersonic” pure i Ramones mi sono passati davanti, pensate un po’. Contando che “Outta here alive” e “Get the fuck out” potrebbero essere pure dei Glam tunes alla Pretty Boy Floyd versione scantinato (ma con mixer digitale con numero di canali a 2 cifre per  fermarne l’attitudine selvaggia come si deve) non mi resta che dirvi di cercarli.. LEGGI IL RESTO SU: http://www.facebook.com/www.norespect.it  (WB)